Cultura, al Museo Ebraico di Roma la mostra sulle Leggi razziali

Aperta al pubblico fino al 3 febbraio, la mostra curata da Yael Calò e Lia Toaff cerca di accendere i riflettori su quelle persone, di diversa estrazione sociale, che hanno fortemente sofferto durante gli anni delle persecuzioni

Una finestra aperta sulla storia, una panoramica interessante su un’epoca complessa, eppure neanche troppo lontana, utile per non dimenticare. Al Museo Ebraico di Roma viene allestita l’esposizione in cui ad essere poste in primo piano sono le dinamiche che hanno preceduto e poi portato alla realizzazione delle Leggi razziali, emanate nella seconda metà del 1938 dopo il via libera da parte di Vittorio Emanuele III di Savoia. Basandosi sul criterio del razzismo biologico, le Leggi portarono all’esclusione degli ebrei dalla società (da ricordare la cacciata da partiti, impieghi pubblici e scuole oltre al divieto assoluto di celebrare matrimoni misti).

Materiali di vario tipo tra cui fotografie, pagine di giornali e documenti, scandiscono un percorso ideato con l’obiettivo di inquadrare le Leggi nel contesto storico in cui vennero promulgate. In apertura l’emancipazione degli ebrei italiani seguita dall’avvento del fascismo, quindi il proliferare di un atteggiamento razzista culminato con l’emanazione delle Leggi stesse.

Aperta al pubblico fino al 3 febbraio, la mostra curata da Yael Calò e Lia Toaff cerca di accendere i riflettori su quelle persone, di diversa estrazione sociale, che hanno fortemente sofferto durante gli anni delle persecuzioni. Gran parte dei oggetti visibili appartengono a loro, testimoni involontari di una terribile repressione.

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