Video, opere e nozioni: al Maxxi la mostra “Gravity”

Curata da Luigia Lonardelli, Vincenzo Napolano e Andrea Zanini, l'affascinante esposizione evidenzia connessioni e analogie tra arte e scienza: spazi visitabili fino al 29 aprile

Lo spazio che circonda l’essere umano in tutta la sua grandezza e che è sinonimo di fascino così come di complessità. Fino al 29 aprile il Maxxi accoglie i numerosi elementi selezionati per comporre la mostra intitolata “Gravity. Immaginare l’Universo dopo Einstein”. Curata da Luigia Lonardelli, Vincenzo Napolano e Andrea Zanini, l’affascinante esposizione evidenzia connessioni e analogie tra arte e scienza, dimostrando un’influenza piuttosto profonda sul pensiero contemporaneo da parte di chi formulò la teoria della relatività.

Reperti storici come il Cannocchiale di Galileo e lo Specchio di Virgo chiamati a dialogare con opere elaborate nel tempo da artisti quali Marcel Duchamp e Tomás Saraceno, simulazioni di esperimenti che si alternano con installazioni scientifiche: il percorso concepito per l’occasione è piuttosto intrigante.

Un progetto fortemente voluto da Giovanna Melandri, presidente della Fondazione Maxxi, che è il risultato dell’inedita collaborazione tra il museo capitolino con l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Tempo per fare un salto ce n’è, l’importante è non ridursi all’ultimo.

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