Lavoro, in Umbria migliaia di posti a rischio con lo sblocco dei licenziamenti

Preoccupata la Cgil di Terni: necessario accelerare su molti temi per prendere le contromisure

Circa 30.000 posti di lavoro a rischio nella Regione a partire dalla fine di marzo. Il futuro sblocco dei licenziamenti potrebbe originare un autentico disastro in Umbria, soprattutto nella zona meridionale. A farsi sentire, in tal senso, la Cgil di Terni, pronta, a fine anno, a diffondere i preoccupanti dati elaborati dall’Ires, l’Istituto di Ricerche Economiche e Sociali del sindacato stesso.

A proposito della zona ternana, solo nel 2020 circa 6.000 persone avrebbero dovuto dire addio al proprio lavoro. Nell’analisi completata poche settimane fa emerge come lo scorso anno sia stato caratterizzato anche da un incremento degli inattivi, soggetti non alla ricerca di un nuovo impiego.

Gravi, a quanto pare, anche le ripercussioni sul piano sociale che potrebbero esserci nel caso in cui si verificassero licenziamenti di massa. Claudio Cipolla, segretario generale della Cgil di Terni, si auspica che il 2021 possa essere un anno di rinascita, ma per far sì che ciò accada bisognerebbe accelerare su molti temi.

Opportuno costruire un progetto di ripartenza che abbia il buon lavoro al centro. Al momento, le priorità sarebbero rappresentate dalla programmazione dei fondi 2021-2027 e dalla creazione di piani concreti attraverso il Recovery Fund.

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