Chiusura della Indelfab: i sindacati chiedono garanzie sulla cassa integrazione

Lavoratori coperti dall'ammortizzatore sociale fino al mese di maggio: l'intento è quello di ottenere una proroga di altri 6 mesi

Fatti concreti per scongiurare una nuova ecatombe occupazionale: ecco cosa chiedono i sindacati alle istituzioni in merito al fallimento della Indelfab di Fabriano, ex JP Industries e, ancor prima, Antonio Merloni.

Nel corso di una videoconferenza alla quale hanno preso parte, tra gli altri, i sindacati di categoria di Marche e Umbria, è stato rimarcato il fatto che, ad oggi, siano in pericolo più di 560 posti di lavoro: se a Fabriano se ne contano oltre 290, a Gaifana, in Umbria, siamo a quota 272.

Fino al mese di maggio i dipendenti saranno coperti dalla cassa integrazione per cessazione di attività. Poi, però, potrebbe verificarsi uno stop all’eventuale proroga di 6 mesi dell’ammortizzatore sociale. In quel caso partirebbero i licenziamenti con l’apertura della Naspi della durata di circa 2 anni.

«Una vicenda che si protrae ormai da 10 anni», dichiara Stefano Aguzzi, assessore regionale al Lavoro delle Marche. Che poi aggiunge: «Siamo a un punto di svolta particolarmente difficile per i dipendenti, che non hanno trovato sbocchi occupazionali». Fondamentale, a suo avviso, che alle politiche di sostegno si affianchino quelle capaci di individuare una possibile reindustrializzazione dell’intera area, attirando nuovi investimenti.

In programma martedì un nuovo incontro, con la convocazione dell’esame congiunto con il Ministero del Lavoro per la cassa integrazione, reso necessario dalla sentenza di fallimento. Nel frattempo, le parti sociali proseguiranno le riunioni anche con i 3 curatori fallimentari nominati dal Tribunale, ovvero Simona Romagnoli, Sabrina Salati e Luca Cortellucci. Da capire la reale condizione dell’azienda e, soprattutto, quale sia la miglior tutela per i lavoratori.

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