Addio a Gigi Proietti, gigante per talento e molto altro

L'artista romano è venuto a mancare nel giorno del suo 80° compleanno per problemi cardiaci: una perdita tremenda sia per la Capitale, la sua città, sia per l'Italia intera che lo ha sempre amato

Un addio improvviso, inaspettato, una scomparsa che addolora chiunque. Perché a un personaggio come Gigi Proietti, venuto a mancare nel giorno del suo 80° compleanno per problemi cardiaci, si voleva un gran bene.

Impossibile non apprezzare la sua simpatia così come la sua cordialità, il suo essere galante e scherzoso al tempo stesso, il suo talento incredibile. E poi la professionalità, l’impegno, la duttilità, la capacità di dominare un palco e quella di lavorare ottimamente dietro una scrivania, che si trattasse di buttare giù un testo da portare in scena oppure di programmare una stagione, soprattutto nel caso del Silvano Toti Globe Theatre di Roma, luogo magico edificato a Villa Borghese per omaggiare di anno in anno William Shakespeare e di cui lui, con orgoglio e senso di responsabilità, era il direttore artistico.

Nato a Roma il 2 novembre del 1940, Luigi “Gigi” Proietti, ha fatto praticamente tutto in termini di spettacolo. E lo ha fatto sempre alla grande, in maniera più che sontuosa, curando ogni dettaglio, senza lasciare nulla al caso e ponendosi con un tipo di umiltà che non è semplice far comprendere.

La passione per la musica e gli strumenti nel periodo infantile, il contatto iniziale con il teatro (probabilmente la sua vera dimensione), i primi passi nel cinema con ruoli molto differenti tra di loro, le esperienze nel mondo del doppiaggio, la televisione: una crescita progressiva e a dir poco travolgente.

Se la platea e gli spalti pieni erano qualcosa a cui Proietti non sapeva affatto rinunciare, alcune interpretazioni sensazionali per il grande schermo gli hanno consentito di raggiungere un pubblico ampio ed eterogeneo, conquistando intere generazioni.

Difficile, davvero difficile spiegare quanto l’artista romano abbia dato alla cultura nostrana. La sua assenza mette i brividi. Pensare di non poterlo più vedere all’opera genera un senso di smarrimento, soprattutto in un momento storico tanto incerto e confuso come quello che l’essere umano sta attraversando.

Mancherà per mancare e sarà un atto spontaneo quello di andare a scavare per risalire a tutti i lavori magistrali da lui eseguiti nel tempo. Ci saluta un Imperatore.

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