Riduzione degli interventi chirurgici in Umbria: rischio di aumento delle terapie intensive

I vertici della sanità locale avrebbero invitato le direzioni ospedaliere a rinviare il prima possibile gli interventi chirurgici ritenuti non urgenti: i posti letto a disposizione non sono molti

Scenari poco rassicuranti. Per quanto nei mesi successivi alla diffusione della pandemia in tutto lo Stivale sia stata una delle Regioni italiane con meno contagi, secondo una stima fatta dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute, l’Umbria sarebbe tra i territori a più alto rischio in merito alle terapie intensive.

Alla luce di questo, i vertici della sanità locale avrebbero invitato le direzioni ospedaliere a rinviare il prima possibile gli interventi chirurgici ritenuti non urgenti così da liberare rianimatori e anestesisti verso la terapia intensiva.

A quanto pare, l’Umbria potrebbe superare la soglia del 30% delle terapie intensive occupate dalle persone affette da Covid nel prossimo mese. Un aspetto abbastanza delicato, considerando che tra le province di Terni e Perugia ci sarebbero meno di 80 posti letto.

Dunque, al momento, la priorità è quella di rintracciare le attività chirurgiche programmate procrastinabili ricollocandole a date da definirsi. Urge infatti riorganizzare le aree di degenza per individuare ambiti protetti dove gestire i pazienti positivi al coronavirus.

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