A Palazzo Merulana la mostra di Jan Fabre “The Rhythm of the Brain”

Un percorso espositivo su tre livelli del grande artista tutto incentrato sul cervello

Qual’è il ritmo con cui vibra il nostro cervello? È diverso da quello del cuore? E come ragiona oggi un artista? Con il cuore o con la mente?

Sono questi alcuni degli interrogativi che si avvertono visitando la mostra di Jan Fabre a Palazzo Merulana “The Rhythm of the Brain” letteralmente il ritmo del cervello, curata da Achille Bonito oliva e Melania Rossi. Un percorso espositivo su tre livelli che si apre nella sala al piano terra con due sculture in bronzo To Wear One’s Brain On One’s Head (2018) e De blikopener (2017), autoritratti dell’artista stesso, in una egli porta in bilico il proprio cervello sulla testa, nell’altra tiene in mano un apriscatole. E poi disegni, una video-performance, bozzetti e una serie di sculture realizzate in altri materiali. Tutto ruota intorno al sentimento della creazione o meglio della sua impossibilità, del sacrificio dell’anima a favore del freddo calcolo opportunistico. E forse anche Un j’accuse tra le righe ad un sistema dell’arte che ha perso la bussola. Tutto nell’inconfondibile segno di Fabre.

Un Fabre che mancava all’appello alla conferenza di presentazione, che voci di corridoio davano perso in contemplazione per le strade di Roma, senza telefono e fuori dagli schemi come solo alcuni sanno fare.

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