Roma Capitale, rischio fallimento in caso di mancata modifica del decreto

Ciò che si augura Gianni Lemmetti, assessore capitolino al Bilancio, è che si possa modificare quanto imposto dalla Lega nei giorni precedenti

Agire subito prima di creare una voragine economica senza precedenti. Gianni Lemmetti, assessore al Bilancio di Roma Capitale, mette le cose in chiaro e afferma: «Senza un intervento in Parlamento al decreto Crescita e, in particolare, alla norma Salva Roma, fra 3 anni lo Stato dovrà sopportare il buco della gestione commissariale».

Il discorso non è troppo complicato: se si andrà avanti in questo modo, il Campidoglio non ce la farà più. Ciò che si augura il braccio destro di Virginia Raggi è che, in sede di conversione del decreto, si possa modificare quanto imposto dalla Lega nei giorni precedenti. In questo senso, i grillini sarebbero pronti a portare a casa il risultato a costo di trovare maggioranze alternative.

Le preoccupazioni di Lemmetti derivano dalla probabilità che, in futuro, il Tesoro non terrà più sul groppone i 12.000.000.000 di euro spostati nel 2008 dal bilancio di Palazzo Senatorio a un commissario straordinario.

È opportuno segnalare come i vecchi debiti della Capitale siano composti in buona parte dai mutui della Cassa Depositi e Prestiti, da alcuni mutui con le banche e, infine, dal Boc, ovvero il Buono Ordinario del Comune, obbligazione di 1.400.000.000 emessa nel 2003 e in scadenza nel 2048. Proprio il Boc rischierebbe di affossare il bilancio del Campidoglio se dovesse tornare ad essere conteggiato dal Comune.

Inizialmente, il Tesoro contava di occuparsi ancora del Boc restituendo a Roma solo la parte più facilmente gestibile del vecchio debito. Tutto ciò, fino ad oggi, non è stato possibile. A Palazzo Senatorio sperano vivamente di non doversi trovare a far fronte al Boc, perché questo vorrebbe dire accantonare ogni anno circa 50.000.000 di euro arrivando poi al 2021 con uno spaventoso squilibrio nei conti.

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