Kosovo: 20 anni dopo l’intervento NATO

Un convegno con alcuni dei protagonisti diretti di quel conflitto e della decisione italiana di scendere in campo

Non erano servite discussioni, G20 o referendum. Bastò una telefonata tra i leader di allora per decidere che quella che si stava consumando in Kosovo non era più una guerra locale, ma una tragedia umanitaria da scongiurare. A raccontare quei momenti e a farceli vivere come se fossimo noi li al telefono con Bill Clinton è Massimo D’Alema. A lui, all’epoca alla guida del Governo Italiano, toccò una decisione difficile, confessa, ma giusta.

Oltre un milione di persone in fuga e centinaia di migliaia di kosovari albanesi caduti sotto lo sterminio di Milosevic. Prima avallato da molti, poi finalmente e forse tardi, il mondo capì che lì si stava consumando un nuovo terzo Reich, e che era il momento di agire.

Un futuro incerto attende l’Europa, con nazionalismi dilaganti in casa e fuori, per i quali la difesa di un’ideale tanto labile come un confine – una linea fissa tracciata su una terra che si muove – viene prima di tutto, e di tutti.

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