Depistaggi nel caso Cucchi: 8 carabinieri potrebbero finire alla sbarra

Lunga la lista dei reati contestati agli 8 membri del corpo delle forze dell'ordine

Dal generale Alessandro Casarsa, all’epoca dei fatti comandante del Gruppo Carabinieri di Roma , al colonnelli Francesco Cavallo e Luciano Soligo, dal luogotenente Massimiliano Colombo Labriola al carabiniere Francesco Di Sano, passando per il colonnello Lorenzo Sabatino, già responsabile del reparto operativo del comando provinciale carabinieri di Roma.

Questi sei degli otto carabinieri che dopo la fine dell’inchiesta sui depistaggi legata alla morte di stefano Cucchi, avvenuta a causa di un pestaggio selvaggio mentre si trovava nelle celle di sicurezza di Tor Sapienza.

“Avrebbero attestato il falso in una annotazione di servizio, datata 26 ottobre 2009, relativamente alle condizioni di salute di Cucchi”, si legge nell’avviso di conclusione indagini della procura di Roma firmato dal procuratore di Roma Giuseppe Pignatone , “con l’aggravante di volere procurare l’impunità dei carabinieri della stazione Appia responsabili di avere cagionato a Cucchi le lesioni che nei giorni successivi gli determinarono il decesso”.

La catena dei falsi ideologici contestati dai magistrati di piazzale clodio legata alle note sullo stato di salute di Cucchi, dopo l’arresto, parte da Alessandro Casarsa. Contestati anche reati di omessa denuncia, manipolazione dei documenti , favoreggiamento e calunnia, a seconda del ruolo che gli otto ebbero nella morte del giovane.

Ilaria Cucchi, sorella di Stefano che da sempre si batte con tutta la famiglia per avere giustizia e portare alla luce la verità di quei tragici giorni, commenta confortata la notizia. 10 anni per un po’ di conforto. Intanto, la giustizia avanza in quella trincea di bugie e falsi che da sempre circonda il caso Cucchi.

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