Ama. Una telefonata proverebbe le pressioni di Giampaoletti sul bilancio

Il direttore generale capitolino avrebbe spinto affinché togliesse i 18 milioni dal suo bilancio del 2017
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Nuova puntata della telenovela Ama. L’inchiesta aperta dalla Procura di Roma sulla contesa di 18 milioni di servizi cimiteriali richiesti da Ama e mai riconosciuti dal Campidoglio, si arricchisce di nuovi particolari. Emerge il contenuto di alcune telefonate effettuate da Franco Giampaoletti, direttore generale capitolino, che proverebbero le pressioni esercitate sulla municipalizzata affinché togliesse i 18 milioni dal suo bilancio del 2017. Bilancio che attende di essere approvato da 11 mesi. L’inchiesta nasce dalla denuncia dell’ex presidente di Ama, Lorenzo Bagnacani. L’ipotesi di reato è la tentata concussione, infatti la tesi sostenuta dagli ex vertici Ama è che il Campidoglio mirasse a fare fallire la municipalizzata. Forse per potere rinominare tutti i vertici dell’azienda. Bagnacani ha presentato anche una denuncia alla Corte dei Conti nella quale afferma che l’atteggiamento di Roma Capitale potrebbe avere quelli che definisce “effetti potenzialmente devastanti..per l’esistenza stessa della società in house che potrebbe non trovarsi più in grado di fare fronte alle proprie incombenze né di garantire l’erogazione dei servizi per i quali è stata costituita”. A sostenere di avere ricevuto pressioni dal Campidoglio anche la dirigente Rosalba Matassa che ha raccontato di essere dovuta andare in ospedale dopo avere avuto uno scontro verbale particolarmente violento con Giampaoletti. La stessa ex assessora all’ambiente Montanari che si dimise dopo la mancata approvazione del bilancio Ama è già stata ascoltata in procura due volte. Anch’essa ha sostenuto la irragionevolezza della posizione capitolina e il rischio che questo braccio di ferro avesse delle ripercussioni nefaste sui lavoratori e su tutta l’azienda. E su Ama il fronte pentastellato si spacca con Roberta Lombardi a guidare le voci critiche per la gestione della vicenda.

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