Indagini sulla realizzazione del nuovo stadio della Roma, chiesto il rinvio a giudizio per Luca Parnasi e altre 14 persone

Tagliente il commento dell'ex grillina Cristina Grancio, oggi esponente di deMa: "Non ci si accorge come le conclusioni dell'indagine giudiziaria aprano interrogativi inquietanti sui passaggi decisivi che hanno portato l'iter di approvazione allo stato attuale"

Meno male che il nuovo stadio si farà. Perché mentre l’amministrazione capitolina si dice sicura di andare avanti con l’iter che porterà a realizzare a Tor di Valle la futura casa della AS Roma, dal punto di vista giudiziario arrivano notifiche che svelano la natura anomala del progetto. E i dubbi permangono.

La procura firma la richiesta di rinvio a giudizio per ben 15 persone in relazione agli illeciti legati alla costruzione dell’impianto. Tra i diretti interessati ecco Luca Parnasi e 5 suoi stretti collaboratori. La lista è corposa, considerando la presenza di persone come Adriano Palozzi, Michele Civita, Davide Bordoni e Francesco Prosperetti.

Il pubblico ministero, Barbara Zuin, e il procuratore aggiunto, Paolo Ielo, ipotizzano, a seconda delle posizioni, i reati di associazione per delinquere, corruzione e finanziamento illecito.
Per i pm Parnasi sarebbe ritenuto figura apicale dell’associazione a delinquere, a detta dell’accusa intenzionata a pilotare le procedure amministrative legate al masterplan, approvato nell’ambito della conferenza dei servizi risalente a un anno fa.

I magistrati di piazzale Clodio avrebbero deciso di stralciare il filone di indagine riguardante il finanziamento alla politica: circa 400.000 euro che Parnasi, per sua stessa ammissione, avrebbe garantito alle fondazioni vicine al Pd e alla Lega senza contare le utilità in favore di un esponente capitolino dei 5 Stelle.

Tagliente il commento dell’ex grillina Cristina Grancio, oggi esponente di deMa e capogruppo del Misto in Assemblea Capitolina: «Non ci si accorge come le conclusioni dell’indagine giudiziaria aprano interrogativi inquietanti sui passaggi decisivi che hanno portato l’iter di approvazione allo stato attuale. Qualcuno – aggiunge Grancio – ha fretta di nascondere la polvere sotto il tappeto».

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