OLIO EVO ITALIANO: UN BENE RARO CHE VA PROTETTO

Si produce sempre meno e la crisi del settore è evidente. Un convegno ne affronta cause e possibili soluzioni

“Tra i beni della terra, io seleziono, olio, la tua inesauribile pace”.
Così Pablo Neruda descriveva in una sua poesia il più prezioso dei tesori che l’italia ha da offrire. Ma a quanto pare non trova proprio pace l’olio extravergine d’oliva nostrano. Dal convegno “OLIO EVO ITALIANO, LE STRATEGIE PER RILANCIARE IL SETTORE” organizzato dall’Unaprol – Consorzio Olivicolo italiano alla presenza di moltissime realtà del settore come Coldiretti, Adusbef e Federolio, emerge infatti che non solo infatti siamo al minimo storico per quanto riguarda la produzione, ma cala tutta la filiera, a partire dai produttori che sempre più spesso abbandonano i terreni. E intanto, sulle nostre tavole, arriva olio a dire dell’etichetta italiano, che però italiano proprio non è.

Sulle strategie da mettere in campo per salvare dal declino un settore dell’agroalimentare così importante e radicato nel nostro tessuto sociale e storico, tutti sembrano essere d’accordo. Più sostegno economico a chi produce e piantare nuovi ulivi, rivedere le regole ed i criteri utilizzati dai test chimici e organolettici per giudicare la qualità di un olio, e soprattutto controlli e una nuova legge sulle frodi che punisca veramente chi ruba il nome dell’olio evo italiano.

Le radici della cultura dell’ulivo si perdono nella notte dei tempi. Ora serve lavorare perché queste radici non vengano estirpate.

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