Ambiente, il nuovo piano di Virginia Raggi: al posto del Tmb Salario il futuro centro direzionale di Ama

La vasta area individuata per edificare la struttura, una volta rasa al suolo quella esistente, ospiterà anche altri siti: prevista la realizzazione di un prato verde piuttosto esteso, di una biblioteca, di un asilo nido e di una sala per gli incontri pubblici a disposizione dei cittadini

Il momento giusto per voltare pagina in maniera definitiva. L’inagibilità ormai permanente del Tmb Salario, andato a fuoco in data 11 dicembre, consente a Virginia Raggi di mettere in atto un piano illustrato già nel corso della campagna elettorale a ridosso delle elezioni del 2016: riconvertire il discusso impianto, incaricato fino a poche settimane fa di accogliere un quarto dei rifiuti prodotti non soltanto nella Capitale ma anche in altri piccoli comuni limitrofi.

L’amministrazione grillina punta in sostanza a tramutare il Tmb nel nuovo centro direzionale di Ama. La vasta area individuata per edificare la struttura, una volta rasa al suolo quella esistente, ospiterà anche altri siti. Un prato verde piuttosto esteso, una biblioteca, un asilo nido e una sala per gli incontri pubblici a disposizione dei cittadini: ecco ciò che dovrebbe circondare un palazzo che, sempre a detta della Giunta Raggi, risulterà essere all’avanguardia dal punto di vista ambientale.

Grazie ad un’opera del genere il Campidoglio conta di risparmiare una cifra pari a circa 2.500.000 euro annui. Il progetto appare ambizioso, ma c’è da dire che prima o poi si sarebbe dovuti andare in una simile direzione. D’altronde parliamo di un impianto realizzato nel 2009 in prossimità di un asilo e destinato a condizionare ben presto la vita degli abitanti di zona, nauseati da odori pessimi nonché pericolosi per la salute.

«Il vecchio Tmb è l’immagine di cosa hanno costruito i “rapaci” del passato», afferma il 1° cittadino di Roma. Che poi aggiunge: «Sono gli stessi che oggi fanno finta di essere i difensori dell’ambiente e dei cittadini ma che nei primi anni del 2000 non hanno avuto scrupoli a costruire l’impianto a ridosso delle case, ben sapendo che le operazioni di dismissioni non sarebbero spettate a loro». Le accuse non sono infondate, bisognerà tuttavia vedere se Raggi e il suo staff riusciranno a portare a compimento un’operazione estremamente delicata.

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