Arte, al Vittoriano la mostra “Pollock e la Scuola di New York”: spazi visitabili fino al 24 febbraio

L'esposizione curata da David Breslin, Carrie Springer e Luca Beatrice è resa possibile grazie all'arrivo in Italia di uno dei nuclei più preziosi della collezione del Whitney Museum di New York

Anticonformismo, introspezione psicologica, sperimentazione. L’Ala Brasini del Complesso Monumentale del Vittoriano accoglie fino al 24 febbraio circa 50 lavori frutto della fantasia, così della dimestichezza con la distribuzione delle tinte sulle tele, di quei personaggi appartenenti alla scuola newyorkese formatasi intorno alla metà del Novecento e di cui Jackson Pollock è stato uno degli esponenti di spicco. La mostra curata da David Breslin, Carrie Springer e Luca Beatrice è resa possibile grazie all’arrivo in Italia di uno dei nuclei più preziosi della collezione del Whitney Museum di New York.

Guai ad immaginare una retrospettiva su Pollock. L’artista americano è sì al centro dell’allestimento in quanto visto come punto di riferimento dell’intera corrente legata al fenomeno dell’action painting; tuttavia, al di là di filmati originali e di testimonianze varie, in sala balza agli occhi giusto “Number 27”, tela lunga circa 3 metri e resa iconica da Pollock tramite un sorprendente equilibrio tra pennellate di nero e la fusione di lavori più chiari. Il resto del materiale esposto include lavori confezionati da autori come Mark Rothko, Willem De Kooning e Franz Kline. Tutta gente magari meno nota rispetto a Pollock eppure ugualmente abile a sintetizzare il concetto di espressionismo astratto.

I progetti selezionati per l’occasione sono il risultato di una “rivoluzione” nata nel maggio del 1950 attraverso lo scandalo del Metropolitan Museum di New York, dove venne organizzata un’importante mostra di arte contemporanea escludendo la cerchia degli action painter, scatenando così la loro rivolta.
Proprio in questo clima di insurrezione e stravolgimento sociale, l’espressionismo astratto divenne un segno indelebile della cultura pop moderna, attraverso il particolare connubio tra l’espressività della forma e l’astrattismo stilistico che, di fatto, influenzarono tutti gli anni Cinquanta.

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