Processo Raggi. Conto alla rovescia per la sentenza

Il 10 novembre la sindaca potrebbe essere condannata. Ipotesi di rinuncia al simbolo M5s pur di continuare

Tre settimane per un verdetto. Virginia Raggi affronta in questi giorni il periodo più delicato del suo mandato. Il processo che la vede imputata per falso la porterà prima a deporre e poi a ricevere la sentenza prevista per il 10 novembre. Il processo riguarda la nomina del fratello di Raffaele Marra, suo ex braccio destro, a capo della Direzione Turismo in Campidoglio. Una promozione della quale la sindaca si era presa tutta la responsabilità e che invece, le viene contestato sia stata decisa dallo stesso Marra per fare un favore al fratello Renato. La prima cittadina avrebbe insomma mentito per coprire i ruolo di Raffaele Marra nella vicenda. Se la sentenza dovesse condannare Virignia Raggi, nessun obbligo di legge la costringerebbe a dimettersi, infatti la legge Severino non contempla il reato di falso tra quelli capaci di far decadere da incarichi pubblici chi se ne sia macchiato. Ma Virginia Raggi fa parte del Movimetno 5 Stelle che ha un codice etico che prevede l’incompatibilità del mantenimento di una carica elettiva per chi sia stato condannato anche solo in primo grado per un reato commesso con dolo. Il che significa che all’indomani di una condanna Raggi dovrebbe dimettersi. Ma voci di corridoio parlano di una prima cittadina pronta ad andare avanti senza simbolo. La sindaca potrebbe quindi rinunciare all’appartenenza al Movimento e continuare a governare con assessori e consiglieri disposti a proseguire l’opera intrapresa anche senza la benedizione di Grillo & Company. Più facile a dirsi che a farsi. Infatti, il piano di rilancio della città punta sulla generosità del governo amico gialloverde che dovrebbe concedere a Roma i capitali necessari per risolvere i nodi viabilità e rifiuti, difficile che la componente pentastellata del governo possa concedere fondi ad una amministrazione che è stata ripudiata dal Movimento. E senza nuova liquidità la città sarebbe condannata ad un declino inesorabile. Le opposizioni intanto stanno a guardare, anche perché al momento non è emerso ancora alcun canditato alternativo alla guida della città. Non resta, allora, che aspettare col fiato sospeso l’esito del processo.

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