Deportazione degli ebrei cittadini romani, marcia silenziosa a 75 anni di distanza dalla tragedia

Il punto di ritrovo è, come da tradizione, piazza Santa Maria in Trastevere: migliaia di persone si uniscono al corteo diretto verso il Portico d'Ottavia

Un atto sincero e dovuto, perché non bisogna dimenticare dove può arrivare la follia umana. La Capitale d’Italia si stringe in una marcia silenziosa organizzata per ricordare quegli ebrei, cittadini romani, vittime dell’atroce rastrellamento avvenuto il 16 ottobre del 1943. Il punto di ritrovo è, come da tradizione, piazza Santa Maria in Trastevere. Migliaia di persone si uniscono al corteo diretto verso il Portico d’Ottavia.

La camminata è breve e veloce. A guidare la sfilata un gruppo di bambini pronti ad esporre uno striscione in cui campeggia una scritta emblematica: «La pace è il futuro». Le prime gocce d’acqua iniziano a cadere poco prima di attraversare l’Isola Tiberina. Raggiunto il cuore del Ghetto, un palco luminoso accoglie quelle figure istituzionali che non hanno voluto mancare all’appuntamento. Oltre a Virginia Raggi e a Nicola Zingaretti, prende la parola pure Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio.

Il 16 ottobre di 75 anni fa, a Roma, era un sabato tipicamente autunnale. All’alba di quel giorno, la piazza situata alle spalle della Sinagoga venne invasa da camionette. Per migliaia di innocenti fu l’inizio della fine. Certe ferite non si richiudono del tutto. Ricordare è il minimo che si possa fare.

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