Usura, confische per due milioni di euro all’imprenditore Gavino Marongiu

Il provvedimento eseguito dalla GdF a seguito della sentenza emessa dalla Corte d'Appello di Roma

A una delle vittime non era rimasto che fuggire all’estero, per evitare l’ulteriore escalation di violenze a cui la banda controllata da Paolo Marongiu la stava sottoponendo per ottenere il pagamento degli interessi da usura su un prestito.

Al sistema messo in piedi dall’imprenditore 71enne soprannominato “il bassetto”, è arrivato un duro colpo con la sentenza della Corte d’Appello di Roma, a seguito della quale Marongiu ha visto confermata la condanna in primo grado, mentre il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma ha proceduto alla confisca di beni mobili e immobili per un valore complessivo di 2 milioni di euro: tale patrimonio era composto – tra l’altro – da contanti, conti correnti, polizze, auto e motovetture, orologi di pregio e diamanti.

Le investigazioni, condotte tramite indagini finanziarie e patrimoniali, perquisizioni, sequestri, intercettazioni e pedinamenti hanno portato alla luce le dimensioni di un’attività usuraria che superava di gran lunga i proventi dell’impresa edilizia di cui Marongiu era titolare. Estorsioni e lesioni erano a corollario di questo business illecito: per dare un’idea, il malavitoso aveva minacciato un’altra vittima – esposta per 150.000 euro con interessi annui superiori al 200% – di bucargli un occhio e tagliargli la testa con un seghetto, qualora la somma non fosse stata pagata fino all’ultimo euro.

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