Stadio della Roma. Ecco perché Virginia Raggi è nell’occhio del ciclone

La sindaca Raggi e la giunta grillina non sono coinvolte nelle carte, ma il processo mediatico è già partito e si nutre di ora in ora di nuovi dettagli

Lo stadio della Roma si fara? Non lo so” sta in questa risposta data da Virginia Raggi a Porta a Porta la dimensione del caos politico che ha investito il Campidoglio negli ultimi giorni. Il 13 giugno esce la notizia di nove arresti eccellenti per la costruzione dello stadio di Tor di Valle. L’ipotesi della Procura è di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. La sindaca Raggi e la giunta grillina non sono coinvolte nelle carte, ma il processo mediatico è già partito e si nutre di ora in ora di nuovi dettagli. Per capire perchè la sindaca sia stata chiamata in causa bisogna comprendere le dinamiche ipotizzate dalla Procura. Tra gli arrestati c’è Luca Parnasi, proprietario di Eurnova, la società chiamata a realizzare lo stadio. Agli arresti domiciliari è finito Luca Lanzalone, dimessosi dalla presidenza di Acea a seguito dello scandalo. Lanzalone è l’uomo chiamato dal Campidoglio per seguire la vicenda dello stadio e assicurare che il progetto nella variante grillina andasse in porto. Risultato centrato, tanto che come ricompensa gli era stata data la presidenza di Acea. Ha ricevuto invece un avviso di garanzia il direttore della Soprintendenza speciale archeologica di Roma, Francesco Prosperetti. Secondo quanto sostenuto dalla Procura, Parnasi avrebbe corrotto gli uomini che dovevano dare il via libera al progetto di Tor di Valle attraverso la concessione di favori, come quello promesso a Michele Civita, consigliere regionale Pd, il cui figlio sarebbe stato assunto come contropartita di un suo atteggiamento benevolo. E ancora, una consulenza di 100mila euro sarebbe stata promessa a Luca Lanzalone in cambio di uno spirito a dir poco “collaborativo”. Insomma pur di assicurarsi l’ok al progetto, il costruttore avrebbe messo su un sistema di corruzione in piena regola. “Ve lo avevamo detto” recitano all’unisono le tante associazioni di consumatori che si erano opposte denunciando l’assenza dell’interesse pubblico per la realizzazione dell’opera. Il taglio delle cubature al progetto approvato dalla giunta Marino e preteso dalla giunta Raggi per dare il suo placet avrebbe diminuito enormemente il ricavo dei proponenti che hanno compensato riducendo a loro volta la realizzazione di opere pubbliche, contropartita per la concessione a costruire a Tor di Valle. Quindi niente più realizzazione della metropolitana, un ponte costruito a carico dei proponenti al posto di tre e infrastrutture dimezzate. Una soluzione che avrebbe imposto la necessità di comprare gli uomini preposti proprio a vigilare che l’interesse pubblico fosse rispettato dal progetto. Virginia Raggi afferma di essere attaccata perché donna e pentastellata e di essere parte lesa nella vicenda. Ma la responsabilità, non penale bensì politica, è stata attribuita alla giunta pentastellata per non avere vigilato sul rispetto dell’interesse pubblico.

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