Stadio della Roma, i piani di Luca Parnasi: “Spenderò qualche soldo per le elezioni”

Pesante l'aria che si respira in Campidoglio, dove Virginia Raggi è furiosa in merito alla scelta di affidarsi a Luca Lanzalone per contare su una consulenza voluta dall'alto

Grandi aspettative e piani precisi con l’obiettivo di aumentare il proprio potere. Il materiale raccolto dal pm Paolo Ielo consente di capire in quale direzione si stesse muovendo da tempo Luca Parnasi, costruttore e proprietario di Eurnova, società incaricata di affiancare l’AS Roma nella realizzazione dello stadio da edificare a Tor Di Valle.

«Spenderò qualche soldo per le elezioni», afferma Parnasi durante una conversazione telefonica con un collaboratore. Gli inquirenti hanno pochi dubbi: l’imprenditore ambiva ad ottenere altri incarichi lavorativi, spingendosi fuori dai confini laziali e rischiando così di “esportare” la corruzione. A testimoniarlo la presunta offerta di una casa all’assessore milanese Pierfrancesco Maran, pronto a declinare rispondendo che da quelle parti non si usa fare così.

Riguardo invece i rapporti con Michele Civita, per ben 5 anni operativo alla Pisana, pare accertata la richiesta di quest’ultimo, nei confronti di Parnasi, di trovare un impiego al figlio garantendo in cambio un sostegno concreto. Lo scandalo è di quelli grandi. Lo dimostra l’aria pesante respirabile in Campidoglio, dove Virginia Raggi è furiosa in merito alla scelta di affidarsi al presidente di Acea, Luca Lanzalone, per contare su una consulenza voluta dall’alto. Insomma, una figura imposta dai vertici del Movimento 5 Stelle.

Se il capogruppo grillino in Aula Giulio Cesare, Paolo Ferrara, si autosospende facendo largo a Giuliano Pacetti, James Pallotta cerca di tranquillizzare la tifoseria. «La Roma è del tutto estranea», dichiara il presidente del club giallorosso. La Curva Sud teme che un uragano del genere possa far saltare tutto, inducendo l’americano a mettere in vendita la società. Pallotta vuole andare avanti. Purtroppo, al momento, il progetto è sospeso non soltanto per i 30 giorni necessari ad esaminare le osservazioni in merito alla variante, ma anche per l’indisponibilità del costruttore.

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