Privacy, cambiano le regole: se ne discute a “Le Officine di Unipegaso”

L'incontro in occasione dell'inizio dell'applicazione del Regolamento CE n. 679/2016

In questi giorni, le caselle di posta elettronica si stanno riempiendo di messaggi che richiedono un esplicito consenso al trattamento dei dati personali e quindi all’inserimento in mailing list. Si tratta della prima conseguenza dell’applicazione del Regolamento della Commissione Europea 679 del 2016, con il quale si rendono più restrittive tutte le norme che regolano la tutela della privacy, in particolare quella relativa alle nostre attività online.
Il tema è di estrema attualità, anche a seguito dello scandalo Cambridge Analytica, colpevole di aver abusato a fini elettorali dei dati privati custoditi da Facebook, non senza la negligenza di quest’ultima: ed è a partire dal bisogno di riconsiderare lo stato delle cose che “Le Officine di Unipegaso” hanno ospitato un incontro di riflessione dal titolo “Le nuove sfide imposte dal regolamento europeo sulla privacy”. A discutere dei cambiamenti introdotti, ma anche dei rischi che ogni giorno corrono i nostri cosiddetti “corpi numerici”, un panel di giuristi e avvocati specializzati in diritto informatico: tra gli altri, Giuseppe Maria Giovannelli del Foro di Napoli, Giuseppe Serafini di quello perugino e il presidente di Adiconsum Carlo De Masi.
L’impianto del Regolamento prevede l’affermazione di una serie di diritti: dalla portabilità dei dati all’oblio, dal diritto di essere informato in modo trasparente, leale e dinamico sui trattamentidei dati, a quello di ricevere comunicazione sulle loro violazioni. Ciò significa, ad esempio, porre un freno alle derive burocraticistiche che hanno permesso che gli adempimenti di tutela della privacy potessero limitarsi a una spunta di presa visione. L’idea di fondo è che difendere i dati, significa difendere l’identità e la libertà stesse delle persone.
L’incontro, svoltosi come di consueto nella sede dell’Università Telematica Pegaso a palazzo Bonadies Lancellotti, ha trattato anche delle importanti ripercussioni sulle pubbliche ammnistrazioni, che dovranno presentare veri e propri piani del rischio legato alla gestione dei dati a loro disposizione: l’avvocato Serafini ha infatti dimostrato che un attacco informatico sarebbe in grado di alterare le cartelle mediche e quindi il lavoro, anche d’urgenza, del personale sanitario.
La soglia d’allarme è alta, ma la fiducia non deve venire meno: se è vero che nel mondo interconnesso il cittadino non ha più la possibilità di tenere rigidamente separata la sfera privata e quella pubblica, è pur vero che la consapevolezza dei diritti è il primo passo per esercitare un controllo sui flussi di dati.

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