In mostra a Roma la macchina della strage di Capaci

Il progetto della Regione Lazio "Quartosavonaquindici" è rivolto alle scuole superiori del Lazio che hanno studiato questa pagina di storia italiana

Tina Montinaro perse il marito il 23 maggio del 1992. Il giorno della strage di Capaci non morirono soltanto i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo. Vicino a loro c’erano Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, gli uomini della scorta. È arrivata a Roma insieme al figlio Giovanni per sostenere il progetto “Quartosavonaquindici”, questo era il nome in codice della vettura su cui viaggiava il magistrato. Una teca esposta a Roma, alla Galleria Sordi, fino al 31 gennaio protegge quanto resta della Croma ridotta un groviglio di lamiere da 600 chili di tritolo che cancellarono un tratto di autostrada che dall’aeroporto conduce a Palermo. A scrivere una delle pagine più oscure della storia del nostro Paese, la mafia stragista dei corleonesi. Ancora oggi rimane da fare piena luce sulle dinamiche che portarono alle stragi del 1992. Se per chi ha vissuto gli anni delle stragi è impossibile dimenticare, per chi è nato dopo il duemila è complicato percepire la portata di quanto successe a Capaci e in via D’Amelio. Il progetto della Regione Lazio nasce proprio per non permettere che il sacrificio di chi ha operato per una società più giusta sia dimenticato. Fino al 31 gennaio la teca rimarrà esposta a Roma, poi continuerà a girare l’Italia.

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