“Kounellis Impronte”, al finissage della mostra la presentazione del volume con raffigurazioni e testi critici

L'esposizione, curata dall'Istituto Centrale per la Grafica, è stata pensata insieme all'artista prima della sua morte

“La pittura è costruzione di immagini. Ed è tale se è rivoluzionaria, senza freni per l’immaginazione”: con questa frase, Jannis Kounellis, il più grande esponente dell’arte povera italiana, spiegava perché amasse definirsi pittore, pur avendo realizzato ben pochi quadri: le sue installazioni, infatti, prendevano forma da materiali di recupero, spesso organici, talvolta viventi, e finivano per sfociare nella performance artistica. Poesia della materia era la sua, espressione di un irriducibile bisogno di comunicare il tentativo di ricreare un linguaggio condiviso e nuovo, in grado di ricomporre una realtà iperframmentata. L’artista greco di nascita, ma romano di adozione, al momento della sua scomparsa nel febbraio 2017 stava lavorando con l’Istituto Centrale per la Grafica all’organizzazione della mostra Kounellis Impronte. L’esposizione ha comunque avuto luogo presso la sede dell’Istituto a Palazzo Poli, permettendo di presentare al pubblico tre dei suoi cicli di opere grafiche inedite in Italia. L’occasione del finissage ha fatto da cornice per la presentazione del volume omonimo, contenente il catalogo della mostra e una serie di saggi sulla produzione del maestro. Alla tavola rotonda, hanno preso parte critici d’arte e collaboratori di Kounellis, tra cui lo stampista udinese Corrado Albicocco che, insieme al figlio Gianluca, ha collaborato alla realizzazione di uno dei cicli esposti. Il lascito di Kounellis è anche una ricerca artistica che non accetta compromessi, se è vero che l’artista ha sempre contrapposto alla categoria del drammatico manierista quella del tragico sacrale.

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