Arte, a Palazzo Braschi la mostra “L’icona russa”

L'esposizione presenta oggetti prodotti botteghe e laboratori oltre ad icone che giungono dalle regioni del Volga, di Kargopol' e del bacino del fiume Kama

Preghiera e misericordia: componenti fondamentali nella vita spirituale cristiana ma perseguite ugualmente nell’Oriente ortodosso. La nuova mostra accolta presso il Museo di Roma fino al 3 dicembre va in una precisa direzione, e cioè sottolineare l’orientamento di vita spirituale e di servizio sociale che ha sempre accomunato persone di diversa estrazione geografica. “L’icona russa. Preghiera e misericordia” celebra il venticinquesimo anniversario dell’instaurazione delle relazioni ufficiali tra la federazione sovietica e il Sovrano Ordine di Malta. Il progetto prende vita grazie alla collaborazione di due importanti poli moscoviti, ovvero il Museo Centrale di Arte e Cultura Russa Antica e il Museo Privato dell’Icona Russa.

Ammontano a 36 le icone esposte nelle due piccole sale di Palazzo Braschi, dove oltre alle opere risalenti ai secoli XVII e XVIII figurano pure la creazione di Vladimir Tatlin del 1916 intitolata “Composizione con superfici trasparenti” e la più recente scultura di Dmitrij Gutov conosciuta come “Madre di Dio Grande Panagia”. Se la mostra appare piuttosto legata alle opere d’arte medioevali, è tangibile anche un richiamo all’avanguardia sovietica. Ciò che si vuole evidenziare è inoltre l’eccellenza oggettiva delle maestranze russe.

Le icone mariane, il ciclo cristologico e le raffigurazioni di alcuni santi monaci russi: l’esposizione inaugurata in data 10 ottobre presenta oggetti prodotti in note botteghe e laboratori oltre ad icone che giungono dalle regioni del Volga, di Kargopol’ e del bacino del fiume Kama: è lì che a partire dal 1600 si svilupparono scuole e maniere iconografiche locali di estrema importanza.

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