Chikungunya, casi in aumento e ritardo negli interventi: è polemica

L'assessore capitolino alla Sostenibilità Ambientale Pinuccia Montanari: "Il focolaio non è Roma ma ad Anzio"

Dubbi e polemiche per il ritardo degli interventi. Mentre salgono a 64 i casi di Chikungunya accertati dal Seresmi, ovvero il Servizio Regionale di Sorveglianza Malattie Infettive, continuano ad arrivare dichiarazioni da una parte e dell’altra. Il motivo è sempre lo stesso: le disinfestazioni.

La Regione Lazio ha già manifestato per tempo le sue perplessità in merito alla gestione dell’allarme, puntando il dito sull’operato “macchinoso” del Comune. Una mail spedita venerdì 7 settembre, un fax inviato il lunedì successivo dalla Asl Roma 2 per esortare al blitz nella zona circostante all’edificio sito in via di Lettopalena, perché è lì che abita una persona raggiunta dal virus. Se l’ordinanza viene firmata dal sindaco della Capitale il 13 pomeriggio, gli “spruzzi” atti a colpire le zanzare adulte iniziano in maniera sistematica soltanto l’indomani. Un ritardo notevole, soprattutto considerando la rapidità con cui può avvenire il contagio.

«Il focolaio non è Roma ma ad Anzio», afferma l’assessore capitolino alla Sostenibilità Ambientale Pinuccia Montanari. Che poi aggiunge: «La nuova ordinanza Raggi è servita per consentire gli interventi anche sul suolo privato». Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin sottolinea l’importanza della disinfestazione, così come della rapidità nel lavoro.

In via Cristoforo Colombo, intanto, vertice urgente con i comuni interessati dalla Chikungunya. Per la città di Roma l’obiettivo è quello di allargare il confine degli interventi.

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