Smantellata cosca mafiosa attiva nel Lazio. Sequestrati 60 mln di beni

Erano riusciti ad affermare il proprio potere anche nel Lazio dove erano operative molte aziende riconducibili all'associazione mafiosa

La mafia, nella sua versione 2.0, si dedica tanto alle estorsioni quanto alle attività imprenditoriali. Il quadro, già noto, esce confermato dall’ultima operazione antimafia messa a segno da Guardia di Finanza e Polizia di Stato. Grazie alle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Palermo, 42 aziende del valore complessivo di 60 milioni di euro sono state sequestrate e 34 esponenti del mandamento mafioso del quartiere palermitano di Brancaccio sono stati sottoposti a misure cautelari.

A reggere il mandamento era Pietro Tagliavia, boss gia incarcerato che una volta tornato in libertà aveva subito ripreso a comandare nel suo quartiere. Il clan di Tagliavia si occupava di traffico di stupefacenti, estorsioni, sostentamento dei mafiosi finiti in carcere e sprattutto gestiva un gruppo di imprese leader nel settore degli imballaggi industriali. Tra gli affiliati al clan ci sono vecchie conoscenze della procura e volti insospettabili, come quello di Giuseppe Lo Porto, fratello di Giovanni Lo Porto, il cooperante che venne sequestrato da Al Qaida in Afganistan nel 2012 e morì ucciso durante un attacco americano.

Un clan formato da uomini cosiddetti d’onore che insieme erano riusciti ad affermare il proprio potere anche nel Lazio dove erano operative molte aziende riconducibili all’associazione mafiosa. Le indagini hanno evidenziato come il gruppo imprenditoriale creato abbia inoltre emesso fatture false per decine di milioni di euro.

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