Morte Stefano Cucchi. 5 carabinieri rinviati a giudizio

Ilaria Cucchi: “Finalmente i responsabili della morte di mio fratello saranno chiamati a rispondere di quanto commesso”

Omicidio preterintenzionale, calunnia e falso. Sono queste le accuse con cui sono stati rinviati a giudizio cinque carabinieri che secondo la procura di Roma sono coinvolti, a diverso titolo, nella morte di Stefano Cucchi.

Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco sono accusati di avere sottoposto Cucchi ad un vero pestaggio i cui postumi avrebbero causato la morte del ragazzo pochi giorni dopo. Per lo stesso Francesco Tedesco e Vincenzo Nicolardi l’accusa è di calunnia. I due avrebbero depistato le indagini indicando come responsabili tre agenti della polizia penitenziaria risultati poi estranei ai fatti.

Il giovane geometra romano morì nel 2009 in un letto dell’ospedale Pertini una settimana dopo il suo arresto per droga.  Il 15 ottobre di otto anni fa  Cucchi viene fermato in via Lemonia, a Roma con addosso dell’hashish e della cocaina. Il ragazzo viene rinchiuso in una cella della caserma Appio Claudio. Qui, hanno sempre sostenuto i familiari, sarebbe stato sottoposto ad un pestaggio dall’esito fatale. Il ragazzo muore il 22 ottobre, senza che i suoi familiari siano riusciti a vederlo ancora in vita.

Fiducioso il commento di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano: “Finalmente i responsabili della morte di mio fratello saranno chiamati a rispondere di quanto commesso”.

Grazie alla sua battaglia per la verità molti casi di abusi in divisa sono stati denunciati all’opinione pubblica ma manca ancora una sentenza che punisca chi viola i diritti umani dei più deboli.

Il 13 ottobre la Corte d’Assise giudicherà un processo diventato il simbolo della lotta per la verità, un dibattimento che mette sul banco degli imputati l’abuso di potere.

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