Campidoglio, De Vito calunniato. Almeno due indagati

Il presunto dossieraggio ai danni del presidente dell'assemblea capitolina, Marcello De Vito, ha ora un'ipotesi di reato: la calunnia

Un’ipotesi di reato, la calunnia, e almeno due indagati. Si arricchisce di nuovi elementi il fascicolo aperto a fine gennaio dalla Procura di Roma per il presunto dossieraggio ai danni del presidente dell’assemblea capitolina, Marcello De Vito.

Escluso all’inizio del 2016 dalla corsa per le Comunarie indette dal Movimento 5 Stelle per individuare il candidato sindaco della Capitale, De Vito era stato accusato di aver trafficato su una licenza edilizia. Un’ipotesi falsa, un sospetto infondato alimentato dai colleghi Virginia Raggi, Enrico Stefàno e Daniele Frongia.

A provarlo non solo la ricostruzione dei fatti accaduti tra fine 2015 e inizio 2016, ma anche le chat dei consiglieri comunali e municipali in cui, alla vigilia del voto online, De Vito veniva definito inaffidabile come candidato sindaco.

Il 19 marzo del 2015 Marcello De Vito si avvale del potere concesso per legge ai consiglieri comunali per ottenere dagli uffici del comune notizie e informazioni riguardo una pratica di sanatoria edilizia su un seminterrato nel quartiere Aurelio.

 

Il 28 dicembre del 2015 i tre consiglieri (Raggi, Frongia, Stefàno) organizzano una riunione con i consiglieri municipali in assenza di De Vito e lì lo accusano di aver compiuto “una serie di atti contrari alla buona amministrazione”. I tre tornano a chiedere spiegazioni a Marcello De Vito a gennaio. La riunione viene convocata il 18, davanti a una trentina di consiglieri municipali e regionali. Lì la polemica ufficialmente si chiude. Ma l’inchiesta no. Ora la giustizia farà il suo corso.

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