Mafia Capitale, la requisitoria dei pm contro gli imputati: “Ecco perché sono boss”

I procuratori argomentano le proprie tesi per rispondere a chi ha tentato di smontare il processo

«Le archiviazioni che ci sono state rafforzano il lavoro serio di questa procura», sono le parole con cui i pm mettono subito le cose in chiaro. Il processo Mafia Capitale entra nel vivo. L’inizio della requisitoria consente ai procuratori di argomentare le proprie tesi. Paolo Ielo non usa mezzi termini e va giù in maniera molto dura verso chi ha tentato di smontare tutto, ovvero i difensori dei 46 imputati, totalmente ignorati durante la giornata.

Ielo punta il dito sulle intercettazioni, elemento chiave dell’inchiesta: «Se fossero state pronunciate dai calabresi o dai siciliani sarebbero state ricredute consone al 416 bis». Nel mirino l’attendibilità di Salvatore Buzzi, pronto a dire molte bugie e capace di mentire addirittura a Massimo Carminati.

Nel corso della requisitoria ecco poi l’intervento del pubblico ministero Giuseppe Cascini. Inevitabile il riferimento alla contestazione madre del processo: l’associazione a delinquere di stampo mafioso. Il nodo che più preoccupa le persone coinvolte nella vicenda.

Percosse e minacce, nonché omertà. Cascini evidenzia certe dinamiche piuttosto ricorrenti in un passato non troppo lontano e afferma: «Questa è mafia, così si comportano i mafiosi». Osservazioni convinte per vincere una dura e lunga battaglia.

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