La crisi di Atac: il 15% delle linee ai privati per salvare l’azienda

Ad essere interessate sarebbero le tratte degli autobus nelle aree periferiche, i sindacati non appaiono convinti

Niente risorse per rinnovare i veicoli e almeno 80 milioni di euro da restituire alle banche entro fine anno: in Atac le cose si mettono davvero male. Necessario correre ai ripari, ecco perché i vertici pensano ad un programma preciso: affidare ai privati una parte del servizio di trasporto pubblico.

Un’idea inclusa nel documento di sintesi di quelle che sono le linee guida del piano industriale 2017-2019 da presentare all’amministrazione capitolina. Tra gli obiettivi c’è quello di acquisire circa 200 mezzi tramite un’operazione di leasing, ma il problema è a monte perché soldi non ce ne sono. Ecco quindi la strategia: subappaltare il 15% del trasporto di superficie, in particolare le tratte degli autobus nelle zone periferiche. In questo modo si potrebbero raggiungere i traguardi fissati nel corso del prossimo biennio.

Due i potenziali ostacoli. Da una parte una frangia del Movimento 5 Stelle legata ad un concetto di mobilità condiviso e sostenibile, dall’altra i sindacati. Alterando le caratteristiche del servizio si rischierebbe infatti di originare uno scontro. Il segretario di Filt Cgil di Roma e Lazio Daniele Fuligni si dice già pronto ad opporsi ad una «privatizzazione mascherata destinata a portare solo danni a cittadini e lavoratori», mentre la Cisl vuole vederci chiaro.

«La municipalizzata è e rimarrà pubblica», afferma l’assessore Linda Meleo. Che ribadisce di voler portare avanti un modello di rilancio senza privatizzazione dei servizi. L’amministratore unico di Atac Manuel Fantasia non ha però molte alternative: benché nell’arco di un triennio i costi operativi siano diminuiti, le risorse previste dal nuovo piano investimenti di Roma Capitale sono pressoché insufficienti.

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