Stadio della Roma, vicino lo stop del Campidoglio

Attesa nelle prossime ore la decisione di Virginia Raggi

Uno stadio nato sotto una cattiva stella. È quello sognato dalla Roma a Tor di Valle, un progetto che venne alla luce cinque anni fa dietro la proposta della società giallorossa e che sembra adesso arrivato ad un punto morto.

La Giunta di Virginia Raggi, sarebbe sul punto di togliere lo standard di interesse pubblico al disegno di costruzione del nuovo stadio.

Ma per comprendere come si è arrivati a questo epilogo, bisogna ripercorrere le tappe che hanno portato allo stallo di oggi.

L’idea nasce nel 2012 per volontà della società giallorossa che sceglie, tra tutte, la zona di Tor di Valle per dotare la squadra di un suo stadio esclusivo. L’anno dopo il neo sindaco Ignazio Marino dà il suo placet dopo lunghe trattative ma vincola la dichiarazione di pubblico interesse del Comune ad una serie di lavori che i proponenti si impegna a fare. Tra questi, la costruzione di un nuovo ponte sul Tevere e la messa in sicurezza della zona, da sempre a rischio idrogeologico. Nel 2016 il progetto approda in Comune dove si è insediata la sindaca Raggi, esponente del Movimento 5 Stelle, Movimento che ha sempre visto come il fumo negli occhi il progetto bollato come l’ennesima colata di cemento. E siamo alla cronaca di questi giorni con mesi di incontri e scontri tra il Campidoglio e la società prima, e tra la sindaca e la base del Movimento poi. L’accordo di massima siglato poche settimane fa tra la prima cittadina e la holding presieduta da James Pallotta, prevedeva la riduzione del 25% delle volumetrie ma permetteva ai giallorossi di non costruire il ponte sul Tevere. Un compromesso nobile per la società, un affronto per la base pentastellata che pretende di mettere la decisione ai voti. Intanto la soprintendenza archeologica del Mibact ha avviato la procedura per tutelare il vecchio ippodromo di Tor di Valle mentre nelle ultime ore quella capitolina ha dato parere favorevole. Parere che però risulta ininfluente poiché la tutela è un potere esclusivo dello stato. A nulla sembrerebbe quindi servito l’arrivo a Roma di Grillo. Sebbene il leader genovese abbia più volte affermato che la decisione spetti alla sindaca, la maggioranza ha continuato a minacciare la rivolta. E neanche l’idea di sottoporre il quesito ai residenti ha placato le ire della base che non arretra di un millimetro. Questo stadio insomma, pare proprio che non s’ha da fare.

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