Flaminio, chiusa l’inchiesta sul palazzo crollato: quattro gli indagati

Imprudente per la procura trasformare la casa in un open space senza la dovuta perizia

Negligenza, ma anche molta fretta. Perché prima di dare il via ai lavori non ci furono verifiche concrete riguardo la staticità dello stabile. A circa nove mesi dal crollo, viene chiusa l’inchiesta legata al palazzo che si affaccia sul Lungotevere Flaminio e su piazza Gentile da Fabriano.

A rischiare di più sarebbero sia l’inquilino dell’ultimo piano, sia tre delle persone chiamate ad occuparsi della ristrutturazione dell’appartamento. Sono loro, per la procura, ad avere maggiori responsabilità in merito al danno causato all’edificio.

Dagli accertamenti effettuati sono emerse alcune leggerezze da parte della Edilarch 88 srl, soprattutto per quanto riguarda Massimo Canepa, Roberto Mattei e Pasquale Famà, rispettivamente legale rappresentante, progettista e titolare della ditta esecutrice dei lavori.

Anche Giuseppe Rigo De Righi, proprietario della dimora, risulterebbe chiamato in causa come responsabile del crollo dal momento in cui commissionò il progetto all’architetto Canepa senza che quest’ultimo possedesse le competenze necessarie riconosciute secondo le prescrizioni della legge.

Imprudente, secondo la ricostruzione dei tecnici della procura, trasformare la casa in un open space senza la dovuta perizia. Senza quindi verificare, ad esempio, l’utilità dei tramezzi eliminati nel giro di pochi giorni o la resistenza dei pilastri, incapaci di sopportare l’aumento dei carichi di peso.

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