Roma 2024: la candidatura della Capitale ai Giochi Olimpici al centro del dibattito politico

Virginia Raggi dice no. Roberto Giachetti dice sì. E la candidatura di Roma 2024 entra prepotentemente nel dibattito politico. Le Olimpiadi a Roma e all’Italia in generale fanno paura....

Virginia Raggi dice no. Roberto Giachetti dice sì. E la candidatura di Roma 2024 entra prepotentemente nel dibattito politico. Le Olimpiadi a Roma e all’Italia in generale fanno paura. I fantasmi dei Mondiali di calcio del 1990 e dei Giochi invernali di Torino 2006 aleggiano nell’aria come fardelli pesanti con cui fare i conti. I grandi eventi possono generare malaffare, favorire i soliti furbetti, ingolosire le mafie. Fin qui il lato oscuro della medaglia. Ovvio che i giochi Olimpici non siano una priorità per la Capitale. Che le buche, la mobilità, il traffico, gli appalti debbano essere in cima ai pensieri del nuovo sindaco. Ma appunto stiamo parlando di manutenzione ordinaria. Di un qualcosa di scontato per un’amministrazione che funziona a regola d’arte. Le Olimpiadi sono un qualcosa in più, un salto di qualità, un’opportunità.

Fanno riflettere le parole di Luca Pancalli, numero uno del Cip, ex assessore, uomo di sport prima come atleta poi come dirigente, non proprio l’ultimo arrivato insomma: “se una persona ha preso la febbre una volta non può smettere di uscire perché ha paura di ammalarsi nuovamente”. Un modo come un altro per ribadire come gli errori in passato ci siano stati, ma la paura di commetterli ancora non può bloccarci per sempre. I miliardi di euro che arriveranno dal governo, dal Cio e dagli investitori privati saranno un modo per rimodernare il 77% degli impianti esistenti e realizzare nuovo infrastrutture. Al sindaco andrebbe il compito di combattere il malaffare e non le Olimpiadi, vigilando affinchè tutto sia realizzato con trasparenza e regolarità.

Ovvio che sia una sfida titanica, difficile, quasi al limite del possibile. Alle Olimpiadi oggi chiunque risponderebbe no. Ma qui si tratta di guardare avanti. 8 anni. Polemiche a parte, in 8 anni ci si aspetta che le buche al di là di tutto vengano ricoperte, il problema della spazzatura risolto, il nodo della mobilità affrontato. Un investimento, una sfida, un’opportunità. Non provarci nemmeno sarebbe la sconfitta più grande. Al di là di ogni opinione politica. Quando e se i cittadini romani saranno chiamati a esprimere il loro parere attraverso un referendum dovranno pensare anche a questo lato della medaglia. Perché sognare un mondo migliore è un diritto di tutti.

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