Kentridge, l’arte che fa polemica

Gli stand coprono l'opera dell'artista sudafricano. Firme e petizioni, intanto in Campidoglio ancora nessuna soluzione

L’arte ci rende immortali è vero, ma per sopravvivere bisogna lavorare. Questo può essere il riassunto delle puntate di “Kentridge a Roma”. La straordinaria opera sui muraglioni del Tevere è stato un gradito regalo, accolto con entusiasmo ed esposto come un vanto in quelle rive del Tevere di cui spesso ci si dimentica. A fare da promemoria, negli ultimi tempi, però, la pista ciclabile, il murales dell’artista e da qualche giorno anche gli stand che, incuranti, lo coprono. Così per ammirare il capolavoro bisogna spostarsi nella sponda opposta: ali tarpate per la Vittoria, destrieri dimezzati e qualche altro pezzo di storia di Roma inghiottito dai padiglioni. Sul travertino appesi accanto al murale anche i fogli della petizione per salvare il graffito dell’artista dall’assedio delle bancarelle. E le voci giunte in Campidoglio hanno creato scompiglio ma nessuna vera soluzione se non la momentanea interruzione dei lavori. “Teverestate” , però,s’ha da fare e i commercianti non intendono spostarsi. Questo costringe i visitatori a godere a metà di un’opera: da un lato troppo poco spazio per ammirarla in tutta la sua pienezza e dall’altro lato del fiume insieme ai disegni si è costretti ad apprezzare anche la plastica bianca. Kentridge oltreoceano pentito del regalo e amareggiato dalla proposta dei commercianti di stampare le parti coperte del suo murale su uno striscione. Speriamo il responso non tardi ad arrivare, la Lupa di Kentridge potrebbe animarsi e le intenzioni non sembrano delle migliori.

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