Omicidio Ciro Esposito, 26 anni per Daniele De Santis

Il legale dell'ultrà romanista spera intanto nell'appello

A circa due anni dalla tragedia, si chiude il primo grado del processo per la morte di Ciro Esposito. Per Daniele De Santis, accusato di aver ferito a morte il tifoso partenopeo poco prima dell’inizio di Napoli-Fiorentina, l’esito è piuttosto pesante. Evelina Canale, presidente della terza Corte d’Assise, stabilisce la pena: 26 anni di reclusione per omicidio, rissa, lesioni, possesso di materiale esplodente, nonché porto e detenzione di arma da fuoco.

Niente ergastolo, come richiesto invece dai pm. L’ultrà romanista dovrà inoltre pagare provvisionali per 140.000 euro. Di questi, 100.000 andranno ai genitori di Ciro, mentre il resto sarà destinato ai due fratelli del ragazzo, ovvero Pasquale e Michele. Da definire in separata sede i risarcimenti dei danni per i Comuni di Roma e di Napoli, entrambi parti civili nel processo.

«Una pena giusta», commenta Antonella Leardi, la mamma di Ciro, deceduto il 25 giugno di due anni fa dopo ben 53 giorni di agonia. Lei ammette di aver già perdonato De Santis, che di quel tragico pomeriggio porta ancora i segni. Le ferite alla gamba lo costringono alla barella.

Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito sono stati riconosciuti responsabili soltanto per le lesioni al volto riportate da De Santis, noto anche come “Gastone”. Fu lui a sparare a Ciro dopo aver assalito il bus che lo conduceva allo stadio insieme ad altri tifosi, scesi poi per inseguire De Santis, costretto a fare fuoco per paura di essere raggiunto e quindi picchiato in seguito alla sparatoria prima di essere portato via dalle forze dell’ordine.

Il suo legale, Tommaso Ippoliti, spera nell’appello e dichiara che per la prima volta si assiste una condanna così pesante per una persona che, oltre ad aver cercato di sottrarsi al massacro, riporta ferite invalidanti.

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