Segano le sbarre e fuggono col bus, due romeni evasi da Rebibbia

di Cristina Autore

Totò alias ‘Felice Sciosciammocca’ ci aveva pensato nel lontano 1953 all’evasione più rocambolesca di sempre: la fuga attraverso le sbarre della cella, giù con le lenzuola usate come funi.

Chissà si sono ispirati a lui i due romeni evasi nella notte di San Valentino dal carcere di Rebibbia. Catalin Ciobanu, 33 anni, in carcere in attesa del processo che lo vede imputato per omicidio preterintenzionale e sequestro di persona, e Mihai Florin Diaconescu, 27 anni, detenuto per rapina. In mattinata l’annuncio del ritrovamento a Tivoli dei due compagni di cella che volevano riprendersi la liberà con largo anticipo, poi la smentita della Polizia: “Non sono loro, non li troviamo e sono pericolosi”.

Secondo le prime ricostruzioni Catalin e Florin hanno segato le sbarre di una finestra del magazzino del braccio G11 dove lavoravano. È bastata una lima e un po’ di olio di gomito e poi la giù con le lenzuola annodate lungo i 4 metri della parete. Per sbucare su via Tiburtina, prendere un autobus e scappare indisturbati. Facile come bere un caffè perchè, al momento della fuga, erano solo 2 gli agenti in servizio per oltre 150 detenuti – denuncia il sindacato generale della polizia penitenziaria. Un taglio al personale che non risponde più alle esigenze funzionali degli Istituti, dove si continua a registrare un esubero di detenuti rispetto alla capienza prevista. I controlli sono stati attivati alle frontiere.

Neanche due anni fa, una coppia di carcerati scappò con la stessa modalità da Rebibbia, allora da un’area reclusa ai tossicodipendenti. Poi a ferragosto scorso un giovane si dette alla fuga durante alcuni accertamenti sanitari all’ospedale capitolino Sandro Pertini.

Di evasioni è ricca la storia del sistema carcerario italiano cosi come l’archivio delle migliori pellicole hollywoodiane sull’argomento. Film d’azione, gialli che poco si distaccano dalla realtà.

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