Affittopoli in Campidoglio, Tronca prepara un dossier

di Marco Cimellaro

I casi sono tantissimi, dall’appartamento del signor Benito, 80 anni, che abita in via del colosseo e paga appena 97 euro al mese d’affitto. Una casa che, come racconta lui stesso, fu lasciata alla madre ai tempi di mussolini. Si innervosisce quando gli viene chiesto se non sarebbe giusto aggiornare il canone di locazione.

Oppure la sede del Corpo di Soccorso dell’ordine di Malta, a Piazza del Grillo su via dei fori imperiali nel pieno centro di Roma, quasi di fronte al campidoglio, canone d’affitto da 12 euro l’anno.

Musei, negozi, locali commerciali, sedi di associazioni e partiti politici e poi case popolari e appartamenti affittati a privati. Un patrimonio immobiliare, quello del comune di Roma, che comprende circa sessantamila beni. Il tutto però concesso in locazione con canoni scaduti o mai aggiornati e contartti mai rinnovati, in alcuni casi anche locali occupati abusivamente.

La bufera che si è abbattuta sul Campidoglio dopo lo scoppio del caso affittopoli non accenna a sgonfiarsi. In realtà, la questione degli affitti a poche decine di euro non è nuova per il comune. Già le precedenti amministrazioni si sono scontrate con il problema provando a risolverlo ma senza successo. Da ultima proprio la giunta Marino, che aveva avviato un censimento degli immobili low cost, aiutandosi con i documenti del Dipartimento al Patrimonio. Stando agli ultimi calcoli dell’amministrazione del sindaco chirurgo, si sarebbero potuti recuperare circa 247 milioni di euro, vendendo all’asta i locali comunali.

Adesso toccherà al commissario Francesco Tronca rimettere mano al problema. La procura di Roma sta indagando sulle cosiddette case d’oro già da un anno e nelle prossime ore Tronca consegnerà nelle mani dei magistrati della corte dei conti un nuovo dossier che servirà anche a valutare se ci siano state eventuali irregolarità compiute dai funzionari che hanno gestito gli alloggi comunali. Gli immobili oggetto di verifica per il momento sono circa 7800 di cui quasi l’80% sarebbero senza un regolare contratto.

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